ETF-dividendo

ETF e dividendo: meglio distribuito o accumulato?

Gli ETF ormai sono entrati nei portafogli degli investitori. Ma è meglio scegliere quelli che pagano il dividendo o che lo reinvestono?

La scelta tra un ETF ad accumulazione ed uno a distribuzione non è così scontata. Ma questo post ti dirà tutto ciò che devi sapere per investire nel modo migliore. Dal tuo punto di vista ovviamente…

Alla fiera dei luoghi comuni in materia di investimenti c’è un nuovo stand. In esso si propone la teoria secondo la quale gli ETF che reinvestono i dividendi sono da preferire a quelli che li pagano perché permettono l’ottimizzazione fiscale del dividendo stesso.

In effetti il vantaggio del differimento della tassazione, nel caso di reinvestimento del dividendo c’è, ma scegliere un ETF solo perché capitalizza i dividendi invece di pagarli potrebbe essere un boomerang. Ecco una guida ragionata per investire in modo intelligente.

Il trattamento fiscale dei dividendi degli ETF (e non solo)

I proventi da dividendo sono soggetti all’imposta del 20% applicata al momento dell’incasso dello stesso. Questo significa, in pratica, che se il dividendo è di 40 euro tu ne incasserai solo 32, perché 8 sono le imposte. Ma se il dividendo è reinvestito nello stesso ETF, che lo capitalizza, esso si tradurrà in un aumento di valore della quotazione.

E fino a che mantieni in portafoglio il tuo ETF non pagherai imposte. Questo implica un guadagno derivante dal differimento temporale della tassazione al momento in cui venderai l’ETF stesso. Almeno in teoria. Ma, dal punto di vista pratico, sei in grado di quantificare il vantaggio dal reinvestimento del dividendo?

L’effetto del reinvestimento dei dividendi

Immagina di avere due ETF che presentano lo stesso rendimento (per ipotesi del 4%) e di conservarli per dieci anni. Per ipotesi l’unico provento dei due ETF è il dividendo stesso, dato che non vi saranno rivalutazioni ulteriori. Il primo strumento non distribuisce nulla, cosicché il 4% viene reinvestito anno dopo anno.

Dopo dieci anni vendi l’ETF e paghi le imposte tra il capitale lordo incassato e quello investito. Se fossi partito con 100 euro avresti un controvalore lordo di 148,03 euro ed un netto di 138,42 perché pagheresti le imposte del 20% su 48,03 al momento della vendita.

Il secondo ETF, invece, pagherà ogni anno un dividendo di 4 euro ogni 100. Poiché esso sarà tassato, il dividendo netto del primo anno sarà pari a 3,20 euro, giusto? Immagina ora di reinvestire il dividendo nello stesso ETF. Dopo 10 anni avrai avuto un controvalore totale netto pari a 137,02. Una differenza misera rispetto al caso precedente, non trovi?

Lo so, lo so. La tua obiezione è più che fondata. Per questo vedremo un caso concreto in cui il dividendo pagato non è reinvestito ma incassato. E la conclusione ti sorprenderà.

Due ETF a confronto

Nel file excel allegato ho esaminato, con dati storici scaricati da Yahoo per quanto riguarda i prezzi e da Borsaitalia per i dividendi, due ETF sull’indice Eurostoxx 50. Il primo è il DBtracker ad accumulazione, (codice di negoziazione XESC), il secondo è l’ETF Ishares a distribuzione dei dividendi (codice eue.mi. Una nostra vecchia conoscenza).

Il periodo esaminato è il più lungo possibile, tenuto conto che l’ETF di DB è disponibile solo dal 6 marzo 2009. Il risultato finale è sorprendente:

  • ETF con reinvestimento del dividendo: 100 euro del 9 marzo 2009 sono diventati  140,29 euro netti al 18 aprile 2012
  • ETF senza reinvestimento del dividendo, stesso periodo: 100 euro sono diventati 139,59 euro alla stessa data

La tassazione è stata mantenuta al 12,50% per non penalizzare l’ETF db la cui plusvalenza, in assenza di affrancamento, sarebbe tassata al 20%.

La verità sugli ETF che staccano il dividendo

Una differenza, per quanto minima, c’è. Ma tieni conto che per ipotesi il dividendo non è stato reinvestito, perché se avessi versato via via i controvalori su un conto deposito, alla fine avresti avuto di più e la differenza a favore dell’ETF ad accumulazione sarebbe addirittura diventata negativa.

Non solo, ma l’ETF DB ha scambiato a marzo 2012 510 pezzi per un controvalore di 7.320 euro. L’ETF Ishares, invece, ha sambiato 10.403 pezzi per un totale di 317.874 euro (fonte: borsaitaliana.it). Questa differenza si riflette sulla facilità di vendita dello strumento.

Tanto più un ETF è scambiato tanto più semplice e veloce sarà la sua vendita in caso di necessità. E questa non è una cosa da poco, perché se utilizzi un algoritmo di gestione sistematica ma poi non riesci a metterlo in pratica perché quando vuoi vendere non c’è nessuno disposto a comprare, sei fritto/a!!

Io prefererisco un ETF che distribuisca i proventi ma che scambi molto piuttosto che un ETF ad accumulazione che scambi poco…

Un abbraccio fraterno

 

 

 

 

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Comments

  • giovanni fabiani

    Ciao, aggiungerei una considerazione : quando l’ETF dà dividendi la sua eventuale crescita di valore nel tempo è meglio confrontabile con altri strumenti, in quanto la remunerazione “base” del denaro nel tempo viene percepita a parte dividendo dopo dividendo.
    Visto da un altro punto di vista, il ricevere dividendi e investirli in qualcosa d’altro è un modo semplice e automatico di fare piccole prese di beneficio.

    ciao

  • luigi

    Il calcolo dell’interesse composto dell’etf ad accumulazione è sbagliato.
    Il calcolo dell’ammontare lordo è 149,08. Quello netto 139,04.

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