BTP sull’orlo del default?

BTP orlo del default

Debito/Pil al 180% nel 2020 e 155% nel 2024. La pandemia mette sotto pressione la finanza pubblica italiana, già in difficoltà. Ce la faranno i BTP?

Rischio default Italia 2020

Il Financial Times, attraverso l’opinionista Wolfgang Munchau, riaccende i fari sul tema della sostenibilità del debito pubblico italiano.

In particolare, secondo l’esperto, il rapporto tra debito e Pil subirà una impennata nel 2020 a causa della grave crisi economica. Questa, in sintesi, abbatterà il Pil del 10% e aumenterà il debito.

Secondo UBS, invece, il rapporto tra deficit e Pil salirà al 7%, mentre il debito/Pil andrà al 155%. Goldman Sachs stima, invece, un rapporto deficit/Pil al 10%.

Infine il Fondo Monetario Internazionale prevede per l’Italia una discesa del 9,10%. Di fronte ad uno scenario così complesso, chiedersi cosa accadrà ai BTP è del tutto naturale.

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Chi investe in BTP

Per capire a quanto ammonti il rischio collegato all’investimento in BTP, è utile esaminare che li detiene. La tabella che segue svela chi siano gli investitori in titoli pubblici italiani:

È immediato notare come il peso delle famiglie e dell’estero si sia ridotto dal 2011 al 2019. Al contrario, banche e istituti pubblici sono i nuovi investitori in BTP.

Particolare è la situazione delle assicurazioni, che hanno riempito le gestioni separate di titoli pubblici, creando focolai di rischio.

BTP, cosa aspettarsi in futuro

Ci sono tre vie di uscita dal problema dell’elevato debito pubblico italiano. Due di esse, in particolare, sono molto gravose per gli investitori e i cittadini.

OMT più MES

Una prima ipotesi prevede l’intervento diretto della BCE. Quest’ultima comprerebbe titoli del debito pubblico italiano, a condizione che l’Italia sia commissariata con il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Si tratterebbe, in definitiva, delle operazioni di outright monetary transactions (OMT) di cui aveva parlato Mario Draghi. Questa ipotesi, più gravosa, colpirebbe tutti i cittadini in modo indiretto.

Rinegoziazione del debito

Una seconda ipotesi di lavoro è la rinegoziazione del debito. Intendo dire che il valore di rimborso dei BTP potrebbe subire una riduzione (haircut). Si tratta di un boccone amaro da digerire, per l’investitore.

In definitiva, quest’ultimo affronterebbe una perdita a causa del taglio del valore nominale dei titoli. Da un punto di vista microeconomico, tuttavia, sarebbe la soluzione più efficiente. Essa, infatti, coinvolgerebbe solo i possessori dei BTP e non tutti i cittadini, chiamati a nuovi sacrifici in caso di attivazione del MES.

Restano due nodi da sciogliere. Anzitutto la quota di debito in mano alle banche. Una svalutazione dei BTP metterebbe sotto pressione gli istituti di credito, con tutti i problemi del caso. In secondo luogo le assicurazioni dovrebbero coprire le perdite delle gestioni separate, o coinvolgere i clienti nel danno.

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Rinvio del problema

Le famiglie italiane a fine 2017 detenevano, secondo Bankitalia, 4.374 miliardi di euro di attività finanziarie, mentre il debito pubblico ammontava a 2.358 miliardi a gennaio 2019.

Se lo Stato riuscisse a raccogliere parte della ricchezza delle famiglie, in fuga dai BTP, potrebbe trovare i mezzi finanziari per rimandare il problema del rimborso del debito.

Le nuove masse raccolte, infatti, servirebbero a pagare il debito in scadenza. Almeno nella speranza che l’incremento del Pil, ottenuto con una crescita economica robusta, riesca ad abbassare il malefico rapporto.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO Segreti Bancari

9 commenti
  1. Il Giappone ha un debito di 8.000 miliardi di euro (pari al oltre il 250% del suo PIL).
    Il suo rating è AAA ed i suoi titoli di debito decennali rendono lo 0,035% ( il BUND lo 0,38).
    Questa situazione paradisiaca deriva dal fatto che tale debito è per il 90% in mano ad investitori nipponici.
    L’Italia ha un debito al 132% del PIL ed un avanzo primario importante. Purtroppo il 35% del suo debito è in mano ad investitori stranieri e quindi soggetto agli umori del mercato.
    Dato che le famiglie italiane hanno risparmi ben superiori al debito pubblico nostrano trovare il modo di aumentare la quota di tale debito in mano italiana non dovrebbe essere impossibile. Secondo me quello che ci manca davvero è una classe politica all’altezza della situazione. E mi riferisco non solo a quella al governo ma anche a quella all’opposizione.

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  2. Buongiorno,
    nella tabella riportata, i BTP contenuti negli ETF a replica fisica le cui quote sono detenute da famiglie italiane a quale categoria appartengono? Grazie. Marco.

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    1. @ Marco
      Agli investitori istituzionali. Ad essere nei portafogli delle famiglie, infatti, non sono i BTP ma gli ETF che investono in BTP, il che è diverso. La ringrazio per l’ottima domanda.

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  3. Condivido il commento precedente. La rinegoziazione del debito apparentemente è la strada più semplice e indolore perché colpirebbe solo gli incauti (o astuti?) possessori dei Btp, che ora offrono elevati rendimenti reali. In pratica, è la via meno praticabile e più dolorosa per tutti: il Tesoro non avrebbe più accesso al mercato (chi presterebbe i soldi ad un bidonista?) e, conseguentemente, non si potrebbero pagare stipendi pensioni e servizi. Il pressoché certo fallimento di banche e assicurazioni manderebbe sul lastrico azionisti, obbligazionisti e risparmiatori. Ovviamente tutte la aziende andrebbero in profonda crisi sia per il tracollo dei consumi sia perché anche per esse l’ accesso al credito sarebbe quasi impossibile. Tutti dovremmo tornare a zappare la terra e a portare le pecore a pascolare. E le nostre figlie dovranno fare le badanti ai benestanti Tedeschi, Americani e (perché no?) Cinesi. In Italia c è un certo benessere. Pensiamoci bene prima di distruggerlo e tornare indietro di 100 anni Ferdinando

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    1. @ Ferdinando
      Condivido il ragionamento. Tuttavia credo che non ci siano vie indolori di uscita al problema. Il debito pubblico richiama la teoria della “neutralità ricardiana” secondo cui i titoli pubblici sono neutrali nella creazione della ricchezza. Essi, in sintesi, sono tasse differite che pagheremo in futuro per rimborsare i prestiti.

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  4. Ciao Giacomo,secondo te sarebbero colpiti anche i bfp ? Sono possessore di un Btp Italia ,si può venderne una parte sola? Ma non credi che fino a che c’è la bce che acquista i nostri titoli possiamo stare tranquilli ?grazie della risposta

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    1. @ Emanuel
      Non saprei cosa dirti su due piedi. Io non esprimo pareri, qui, ma mi limito a raccontare i fatti in modo che le persone possano farsi una loro opinione. Trovi ulteriori analisi con opinioni personali e spunti operativi all’interno della newsletter INVESTO. Un cordiale saluto.

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  5. Emanuel secondo me, semplice appassionato della materia, puoi dormire sonni tranquilli almeno per i Bfp. Prima di essere rinegoziati, deve insediarsi la troika, altre misure (patrimoniale, licenziamento dei dipendenti pubblici, taglio di stipendi e pensioni) devono rilevarsi insufficienti per portare in ordine i conti, e la bce deve obbligarsi a comprare tutti i titoli di nuova emissione perché il Tesoro perderebbe L accesso ai mercati. Il deault non pilotato (taglio unilaterale non concordato con la troika) provocherebbe il caos come precedentemente spiegato. Il discorso è identico per I Btp, anche se, trattandosi di titoli il cui prezzo oscilla, se la situazione dovesse peggiorare, la quotazione scenderebbe. Ovviamente, è possibile venderli in parte. Io ci penserei prima di sbarazzarmene, perché attualmente nel reddito fisso, probabilmente, sono i titoli con il miglior rapporto rischio rendimento. Ferdinando

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  6. Anch’io sono della stessa opinione che i BTP si possono comprare, poichè se subissero un taglio dei rimborsi ne andrebbe della credibilità dell’italia. Anche perchè ricupererebbero poco per ridurre il debito pubblico, l’unico vero modo per recuperare risorse in caso di default si chiama PATRIMONIALE, ovverossia recuperare soldi dalla maggior parte degli italiani e non solo da quattro gatti che coraggiosamente comprano ancora titoli italiani. E secondo voi perchè la BCE comprerà sempre i titoli del nostro debito? Semplice, perchè i nostri governanti hanno promesso che comunque la quantità di risparmi che posseggono è di molto superiore al debito pubblico. Se un tuo amico ti presta 100.000 euro perchè sei con l’acqua alla gola e ti chiede prima se la casa è di tua proprietà ed se hai uno stipendio sicuro un motivo c’è.

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