Fineco Megatrends: un disastro annunciato

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Fineco Megatrends, la nuova famiglia di prodotti offerti sul mercato, ha tutte le carte in regola deludere. Scopri perché.

Cosa è Fineco Megatrends?

Megatrends è un fondo di fondi offerto da Finecobank. In breve si tratta di un fondo di investimento di tipo azionario globale che sfrutta le opportunità offerte da tendenze in atto a livello mondiale.

In particolare esso cerca di trarre profitto dalle mode, facendo leva su temi di investimento “caldi” di cui tutti parlano. Tuttavia il prodotto è così ripieno di costi che è praticamente impossibile che generi risultati.

Al termine di questo articolo saprai perché sconsiglio vivamente la sottoscrizione del prodotto. Ma per prima cosa esaminiamo la politica di investimento del fondo.

Gli 8 megatrends di Fineco

Il fondo di Fineco ha come riferimento otto megatrends. Intendo dire che ognuno di essi rappresenta una possibile e probabile evoluzione dell’economia nei prossimi anni.

Si tratta, in definitiva, di settori merceologici di forte impatto emotivo e molto di moda. Tuttavia la loro redditività prospettica è tutta da dimostrare. Ecco dove investe Fineco Megatrends.

Invecchiamento della popolazione

La “giapanizzazione” è un fenomeno già in atto. Il progressivo invecchiamento della popolazione dei paesi sviluppati imporrà nuove sfide all’umanità. In sintesi serviranno servizi di assistenza, case di riposo, ma anche servizi per il tempo libero e lo svago.

Cure oncologiche

Cancro e infarto sono le due cause principali di mortalità. In questo senso la ricerca svolge un ruolo di fondamentale importanza nella prevenzione e nella cura della malattia.

Acqua, l’oro blu

Secondo papa Francesco sarà la scarsità di acqua potabile la causa di un terzo possibile conflitto mondiale. Investire nell’acqua è un tema che Fineco sa saputo cogliere e sfruttare bene.

Rivoluzione nei trasporti

Grazie alle nuove tecnologie tra non molto le automobili saranno in grado di viaggiare da sole. Una rivoluzione copernicana che fa molto presa nell’immaginario collettivo.

Cambiamenti climatici

Si tratta di un vero e proprio tormentone. Gli investimenti sui cambiamenti climatici e sulla green economy potrebbero portare alla formazione di una nuova bolla speculativa come quella della new economy di inizio secolo.

Città integrate di nuova generazione

Città ricostruite e pensate per essere ecologicamente sostenibili. Nuovi spazi abitativi che nasceranno dove ora non c’è nulla grazie alla connettività ed alle nuove tecnologie.

Fintech

La nuova finanza avrà un processore al posto del cuore. Tuttavia, a nostro avviso, senza l’elemento umano i roboadvisor naufragheranno presto. Per questa ragione abbiamo creato l’Investment Club.

Droni

Ovviamente per fare presa sugli investitori inconsapevoli non potevano mancare i droni. Dal punto di vista commerciale Fineco Megatrends è davvero ben congegnato, ma sembra essere fatto apposta per deludere.

Tre motivi per non investire in Megatrends

Come ho scritto all’inizio, Fineco Megatrends è un investimento da evitare. Ora scoprirai perché.

Costi esorbitanti

La prima ragione per cui il fondo Fineco rischia di rendere poco sono i costi. La commissione di gestione è del 2,90%. Si tratta di un onere assurdo, che non potrà essere recuperato.

Esso peserà come un macigno sui rendimenti futuri conducendo a utili magrissimi e a perdite elevate se i mercati correggeranno.

Timing errato

Non a caso Megatrends è proposto a fine 2019, dopo un rialzo forte dei mercati. Questo ha due conseguenze nefaste per l’investitore inesperto. In primo luogo dopo un anno eccezionale è facile occultare il costo annuo di gestione.

Se i mercati sono cresciuti del 15%, nessuno farà caso al fatto di aver guadagnato il 12% a causa dei costi di gestione. Ma quando i rendimenti scenderanno, come accadrà nel prossimo decennio, saranno dolori.

Inoltre è facile per i consulenti “vendere la performance” facendo credere di poter ottenere un guadagno simile a quello ottenuto nel recente passato. Tuttavia per effetto del ritorno in media ciò non accadrà.

Portafoglio caro

Era lecito immaginare che i settori “cool” costassero di più degli altri. Infatti il rapporto Prezzo/Utili del fondo è di quasi 21. Invece il Price to Book è addirittura pari a 3.

Si tratta, in breve, di valori piuttosto elevati che avranno il loro impatto in caso di ribasso dei mercati.

Think different. Invest differently

Giacomo Saver – CEO SegretiBancari.com

18 commenti
  1. Ma si tratta di un fondo attivo o passivo?

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    1. @ Max
      Megatrends è un fondo a gestione attiva.

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  2. Buona giornata Giacomo,quando dici che i rendimenti scenderanno nei prossimi dieci anni più nello specifico cosa intendi, riferimento a qualche asset class in particolare o altro?

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    1. @ Antonio
      Qui parlo in generale. Vado più in dettaglio nelle analisi che fornisco, in aggiunta agli altri servizi, agli iscritti all’Investment Club.

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  3. Buongiorno Giacomo, senza nemmeno troppa convinzione mi ha proposto un Pac su questo fondo quello che ormai è il mio ex-consulente. Ha aperto la schermata del suo pc e quando gli ho chiesto apposta cosa erano i “costi ricorrenti” (che negli account dei clienti non compaiono), imbarazzato mi ha risposto “non lo so”. Io a questo punto direi di prenderla a ridere….E comunque, è vero, sembra più una moda, gli stessi etf che replicano questi settori hanno dei P/E parecchio alti. Per cui, sì, sono da prendere con le molle. Auguri sinceri per il nuovo anno!

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    1. @ Andrea
      Sembra una barzelletta… il consulente che non sa che cosa siano i costi ricorrenti…. Tanti auguri!!

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  4. Buongiorno e buon anno in anticipo. Non vorrei commentare nello specifico questi fondi, ma rendiamoci conto che le banche e vari promotori finanziari con i rendimenti obbligazionari quasi a 0, tassi bancari negativi, banche che non sanno piu’ a chi prestare i soldi visto che molte aziende e societa’ falliscono (se non le banche stesse, come quella di Bari), saranno sempre prodighi a vendere questi prodotti. Se dovesse arrivare una crisi, con un crollo dei mercati, rimanere fermi per 4-5 anni prima del recupero, comporterà dei costi per solo detenerli pari a una perdita del 13%-14%. Meglio non rischiare, se arriverà un crollo dei mercati è più sopportabile con prodotti semplici ed a basso costo come gli ETF.

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    1. @ Giovanni
      Conosco bene e capisco le difficoltà delle banche. Io stesso ho lavorato per anni per il sistema bancario, in passato. Tuttavia non dobbiamo essere noi a pagare il conto. Non è né corretto né logico. Per questo dobbiamo investire in modo redditizio e autonomo.

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  5. Giacomo Saver
    Direttore, Segreti Bancari

    Caro Giacomo:
    Ho di recente letto e riletto le ultime interviste rilasciate da Michael Burry riguardo la ‘bolla sui mercati indotta dagli ETF’. Concordi ? Avrei grande piacere a ricevere una Tua opinione in merito.

    Grazie e a presto

    Fabrizio

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    1. @ Fabrizio
      Affronterò tra poco il tema, in uno dei servizi offerti tramite il sito. Continui a seguirmi per essere aggiornato, grazie.

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  6. Buongiorno ho visto che Lei specifica i costi par al 2.90%.A me l’han proposto con un costo di gestione del 1.80.

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    1. @ Gennaro
      Il costo dipende molto dalla classe collocata. Inoltre un conto è il costo di gestione, altro è il TER, ovvero la percentuale di onere che tiene conto anche di costi accessori che la commissione di gestione non cattura.
      Ad ogni modo si tratta comunque di costi troppo elevati che danneggiano i rendimenti.

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  7. Buon anno, eccoci nel 2020. Pochi giorni fa ho visto nella fascia serale della tv RAI un’intervista a due esperti finanziari. Il primo affermava che, probabilmente, entro il semestre ci sarà non dico un crollo dei mercati, ma comunque un “riequilibrio”. Il secondo, Michael Burry, noto come gestore di un fondo e che è stato protagonista nel film “La grande scommessa” (che ho visto con l’ansia del risparmiatore). Ebbene tra le tante cose che quest’ultimo ha detto è stato che con gli ETF i risparmiatori hanno determinato dei flussi massivi di capitale che hanno gonfiato sia i prezzi sia dei titoli azionari che obbligazionari, creando una bolla finanziaria che prima o poi esploderà. Bene, io sono della sua opinione e mi sono premunito lasciando un liquidità per fronteggiare questa evenienza. Tuttavia, devo ripetermi, spero che non dia la colpa a chi compra gli ETF, ma semmai a tutte quelli che hanno scatenato guerre commerciali, crisi finanziarie, debiti degli stati ecc.. Non sono d’accordo con lui se pensa che il risparmiatore debba acquistare fondi attivi dagli alti costi che, a suo dire, fanno maggiore selezione e sono più premianti, inoltre controllano meglio i flussi dei mercati finanziari.

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    1. @ Giovanni
      Da tempo ho smesso di seguire le previsioni degli esperti in merito al futuro andamento dei mercati. Non le serve cercare di indovinare il futuro per investire in modo redditizio.

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  8. In.cosa consigliate di investire somme sui 10/15 mila euro

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    1. @ Sebastiano
      Non posso aiutarti, e mi dispiace. SegretiBancari si rivolge ad investitori con almeno 100.000 € di capitale, per cui non sono la persona titolata a darti indicazioni in tal senso. In bocca al lupo!!

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  9. Grazie Giacomo della risposta, ma volevo dirti che, per scelta esclusivamente personale, dopo un anno 2019 in cui perfino le obbligazioni hanno guadagnato quasi come delle azioni e, quindi di soddisfazione, preferisco rimanere un pò illiquido (circa 15%), mantenendo il mio portafoglio ETF intatto. Cioè guadagnando un po’ meno, ma stare più tranquillo. Tuttavia, non volevo dilungarmi troppo su Michael Burry, ma la considerazione, in retrospettiva era: se milioni di risparmiatori nel mondo, come dice lui, riversano sul mercato finanziario una quantità enorme di liquido con gli ETF cosa vuol dire? Che milioni di risparmiatori nel mondo non si fidano più delle banche e dei loro costi e si sono ridotti al fai da te con questi strumenti?
    Seconda considerazione: Michael Burry era un medico che lavorava in ospedale ed è entrato in borsa come investitore diciamo “fai da tè”, quindi non era un laureato in finanza, ma è riuscito a sbaragliare, con le sue capacità intuitive, le banche (con tanto di analisti finanziari). Ha speculato e si è arricchito quasi pentuplicando il suo capitale. Ma allora resta da chiedersi: che professionalità hanno, dico in generale, le banche se si fanno bagnare il naso da uno che faceva formazione finanziaria improvvisata e chattava sui blog di finanza?. Ultima considerazione, per non dilungarmi troppo: nella bolla dei fondi Tecnologici del “2000” la maggior parte dei risparmiatori ha inondato il mercato, gonfiandoli, non con gli ETF, che allora erano poco conosciuti, ma con dei fondi attivi (li avevo anch’io e, oltre alla perdita, mi sono dovuto accollare pure le pesanti spese di gestione).

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    1. Burry non dice niente di particolare, le sue affermazioni sono tautologie: i titoli value sono trascurati dai più come lo sono quelli a bassa capitalizzazione in confronto agli indici e società a grande capitalizzazione. Non è una novità ed è scontato che quando torneranno a riequilibrarsi i tassi avverranno ovvi storni sul mercato azionario, per la naturale rotazione su asset più sicuri e la riduzione dei fair value nei modelli di previsione. L’unica cosa sensata – nel 2020 come nel 2009 – è tenersi una robusta quota di liquidità da impiegare se e quando si vedranno occasioni di acquisto. Nel frattempo, legga un po’ meno pseudo news finanziarie in giro.

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