Perché gli ETF ESG non piacciono a Burton Malkiel?

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Criteri opachi, aziende dubbie e concentrazione settoriale. Ecco perché il guru degli ETF Burton Malkiel non ama gli investimenti ESG.

ETF e investimenti ESG

Gli ETF ESG sono strumenti finanziari che investono in società socialmente responsabili e attente all’ambiente. Già da questa definizione si capisce come stiamo parlando di realtà molto diverse tra loro, i cui contorni sono sfumati.

In breve ESG significa: environment, social e governance. L’universo abbraccia quindi società che contrastano l’emissione di gas inquinanti, promuovono buone condizioni lavorative e rispettano manager e azionisti.

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Proprio l’ampia discrezionalità dei criteri che definiscono un’azienda “ESG” o meno rendono il guru Burton Malkiel scettico sulla loro convenienza.

Burton Malkiel e gli ESG

Tutto iniziò con un articolo pubblicato sul Wall Street Journal il 18 settembre 2020. Il titolo, in particolare, era eloquente: “Sustainable Investing Is a Self-Defeating Strategy.”

L’autore, Burton Malkiel, è uno dei pionieri dell’investimento in ETF e fondi indicizzati. Scrittore del libro “A Random Walk Down Wall Street” con 1,5 milioni di copie vendute (fonte: Wikipedia), non ha bisogno di presentazioni.

In breve l’articolo spiega le ragioni per cui, secondo l’esperto, gli investimenti ESG siano da prendere con le molle.

Non c’è dubbio che il tema sia molto di moda. Nel 2020, infatti, la raccolta degli ETF sostenibili ha raddoppiato di volume raggiungendo la cifra astronomica di 35 miliardi di dollari.

Due ragioni per fare attenzione agli ESG

Secondo Malkiel ci sono due motivi per i quali occorre fare attenzione agli ETF ed investimenti ESG. Vediamoli insieme.

Confusione sul concetto di sostenibilità

Quando si tratta di dare un giudizio sull’affidabilità creditizia di un emittente le agenzie di rating esprimono pareri uniformi. In breve la correlazione tra i giudizi di Moody’s, S&P e Fitch arriva al 99%.

Al contrario il coefficiente di correlazione che lega chi attribuisce ad un emittente la qualifica di ESG e chi no si ferma al 40%. L’universo della sostenibilità è complesso, afferma Malkiel.

Ciò che è ESG secondo alcuni “certificatori” potrebbe non esserlo per gli altri, e viceversa.

Cosa pensiamo noi di Segreti Bancari a proposito degli investimenti ESG? Scoprilo subito attraverso l’esame dei nostri portafogli che puoi scaricare gratis.

Le prime 10 società sono problematiche

Tra le prime 10 società che compaiono nei portafogli degli ETF troviamo:

  • Facebook
  • Visa
  • Mastercard

Oltre al fatto che gli ESG presentano un “sovrappeso tecnologico” evidente, secondo Malkiel le aziende in questione sono piuttosto opache.

A titolo di esempio tutte condividono il problema della tutela dei dati personali. In aggiunta Visa e Mastercard addebitano interessi elevati ai propri clienti, il che non le rende particolarmente “etiche”.

Conviene investire negli ESG?

Secondo Malkiel gli ETF ed investimenti ESG devono essere trattati secondo la regola base per le singole azioni. L’esperto consiglia, in sintesi, di indicizzare il 90% del portafoglio attraverso l’investimento in ETF che clonano indici noti e ampi.

Il 10% restante, invece, potrà essere impiegato in operazioni più speculative come l’acquisto di ETF tematici di cui gli ESG fanno parte. Ciò permette un controllo migliore e più puntuale del rischio complessivo.

Nel servizio di consulenza Investment Club, ad esempio, costruiamo portafogli che hanno una base “solida” fondata su ETF che replicano indici noti.

Oltre a ciò andiamo ad individuare, mese dopo mese, alcuni temi di investimento di nicchia cui dedicare una parte del portafoglio, sulla base del rischio.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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