BTP Futura: cosa sono e come funzionano i BTP Step Up

26 Agosto 2022

BTP Futura come funziona

Il BTP Futura: cos’è, come funziona e quanto rende il titolo di Stato con cedole crescenti (Step up)? La risposta a queste domande si trova in questo articolo, che vuole essere una guida completa per conoscere a fondo il titolo, giunto alla quarta emissione.

Cos’è il BTP Futura e come funziona

Il BTP futura è un titolo pubblico emesso dal MEF avente scadenza di 8, 10, 12 e 16 anni con cedola crescente e premio fedeltà. La sua caratteristica principale, sulla base di quanto si legge nei comunicati ufficiali, consiste nella destinazione dei proventi.

I fondi raccolti, infatti, servono a finanziare gli interventi adottati nel corso dell’anno per la ripresa economica del Paese. Alla prima emissione, avvenuta il 8 giugno 2020, ne sono seguite altre tre grazie al successo inaspettato che il titolo ha riscosso presso i risparmiatori.

Il bond è destinato unicamente al pubblico degli investitori privati (mercato al dettaglio, o retail). Il MEF ha voluto introdurre un nuovo Buono del Tesoro Poliennale con chiare finalità patriottiche, utile a raccogliere fondi tra i risparmiatori per il rilancio dell’economia del Bel Paese.

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Alle cedole crescenti, infatti, è abbinato un bonus fedeltà incassato da chi conserva il titolo fino alla scadenza. Questa remunerazione aggiuntiva dipende dall’andamento del PIL italiano nel corso della vita del titolo. La sua finalità, oltre a rendere il titolo più appetibile, è di favorirne la conservazione nei “cassetti”.

Ciò potrebbe portare ad una liquidità inferiore del bond rispetto ad altre tipologie di titoli maggiormente scambiati sul mercato secondario. Ad oggi ci sono state quattro emissioni del BTP Futura. L’ultimo collocamento, in ordine di tempo, è avvenuto tra l’8 ed il 12 novembre 2021.

Caratteristiche e rendimento del BTP Futura

Per comprendere le caratteristiche, le cedole, il funzionamento e la durata del titolo occorre fare riferimento agli obiettivi dello stesso. Dal sito del Ministero per l’Economia leggiamo infatti che:

Sono titoli di Stato nati con l’obiettivo di supportare l’economia nazionale: i suoi proventi vengono interamente utilizzati per finanziare i provvedimenti adottati dal Governo per sostenere la crescita del Paese e affrontare l’emergenza da COVID-19

MEF

Alla luce di ciò emerge subito come il Futura abbia lo stesso scopo del BTP Italia, ma con una struttura differente.

Scadenza

La durata del BTP Futura cambia a seconda delle emissioni. Queste, a loro volta, dipendono dalle condizioni contingenti del mercato obbligazionario. L’ultima emissione ha avuto una durata di 12 anni. Tuttavia le tre precedenti avevano una scadenza pari ad 8, 10 e addirittura 16 anni.

Cedole e rendimento

Il BTP Futura è un titolo con cedole crescenti (step up) cui si aggiunge una remunerazione aggiuntiva (bonus fedeltà) per chi lo conserva fino alla scadenza o, almeno, ad una data intermedia. Gli interessi sono pagati ogni sei mesi, ma il loro tasso resta fisso per i primi quattro anni per poi salire nei quattro successivi ed aumentare ancora nell’ultimo quadriennio.

Quella che segue, a titolo di esempio, è la scaletta relativa all’ultima emissione del titolo:

  • 1-4 anni: tasso lordo annuo 0,75%
  • 5-8 anni: tasso annuo lordo 1,25%
  • 9-12: cedola 1,70%.

La tassazione dei proventi è al 12,50%, in modo analogo agli altri titoli di Stato. Il rendimento netto per l’investitore, invece, varia a seconda del prezzo di acquisto. Ad esempio le quotazioni attuali delle varie emissioni precedenti oscillano tra un minimo di 74 ed un massimo di 89.

A questi prezzi, rilevati direttamente sul sito di Borsa Italiana, corrispondono rendimenti netti compresi tra il 2,80% ed il 3,40% .

Premio fedeltà

Si tratta di una remunerazione aggiuntiva, legata all’andamento del PIL, corrisposta a chi detiene il titolo fino alla scadenza. L’obiettivo è favorire il “classamento” del BTP nelle tasche dei risparmiatori, disincentivati a “tradare” il titolo prima della scadenza.

In particolare l’ultima emissione prevedeva un doppio bonus. Il primo di essi pagato dopo i primi otto anni e pari al 40% della media del tasso di crescita del PIL nominale registrato dall’ISTAT nei primi otto anni di vita del titolo, con un minimo dello 0,4% del capitale investito, fino ad un massimo dell’1,2%.

Iò secondo, invece, corrisposto alla scadenza e formato da due componenti: la prima pari al restante 60% della media del tasso di crescita del PIL registrato nei primi otto anni del titolo, con un minimo dello 0,6% fino ad un massimo dell’1,8%; la seconda uguale al 100% della media del tasso di crescita del PIL registrato dall’ISTAT dal nono al dodicesimo anno, con un minimo dell’1% ed un massimo del 3% del capitale investito.

Tempi del collocamento e strategie del MEF

Il collocamento di norma dura una settimana, dal lunedì al venerdì. La strategia messa in campo dal Ministero per l’Economia è volta a fidelizzare il pubblico di investitori, per accrescere la quota di debito pubblico detenuta dai cittadini. Giova ricordare che i principali detentori di BTP sono investitori istituzionali o la stessa Banca Centrale Europea.

Una maggiore partecipazione dei risparmiatori italiani al debito comune dovrebbe, nelle intenzioni, rendere lo stesso più stabile e sostenibile.

Come e dove comprare il BTP Futura

Se sottoscritti in asta, ossia al momento dell’emissione, i titoli possono essere comprati in banca o in posta. Per chi non voglia recarsi allo sportello è possibile inserire la prenotazione direttamente dal proprio home banking. Chi, invece, vuole acquistare titoli già emessi, sul mercato secondario, dovrà rivolgersi (sempre tramite banca) al MOT di Borsa Italiana.

È interessante notare come l’acquisto sul secondario possa avvenire a prezzi più convenienti. Un rialzo dei tassi, infatti, ha penalizzato le quotazioni dei titoli già in circolazione abbattendone le quotazioni. Peraltro l’investimento in un momento successivo comporta la perdita del bonus fedeltà.

BTP Futura, Italia e standard: quale scegliere?

Al crescere dell’offerta aumenta anche il grado di confusione da parte dell’investitore. Per prima cosa, seguendo un processo a cascata, occorre stabilire quanta parte del portafoglio dedicare ai bond.

A livello di asset allocation, infatti, capire come ripartire il totale tra le diverse asset class è di fondamentale importanza ai fini del rendimento finale. Solo dopo aver fatto questa scelta, che dovrà rispettare criteri ben definiti, si potrà passare alla selezione dei titoli.

Dopo aver fatto questa premessa facciamo una valutazione comparativa dei tre tipi di BTP. Per semplificare la trattazione non consideriamo i BTP€i.

BTP Futura

Vanno bene per gli investitori “cassettisti” con un orizzonte temporale di lungo termine. Soddisfano chi cerca una “cedola” elevata. La vendita anticipata comporta il mancato incasso di interessi crescenti.

Chi compra i BTP Futura è un risparmiatore, più che un investitore. Il senso di ottimismo sul futuro del Paese gli fa ritenere probabile una salita del PIL e quindi l’ottenimento del premio aggiuntivo alla scadenza.

Il titolo non protegge dall’inflazione.

BTP Italia

Si tratta di titoli indicizzati all’inflazione. La cedola, fissa in termini reali, è variabile in termini nominali. Essi proteggono il potere di acquisto del capitale investito. La durata è inferiore a quella dei BTP Futura (essa, infatti, è compresa tra i 4 gli 8 anni).

L’importo della cedola sarà crescente solo in caso di inflazione.

BTP

Sono titoli a tasso fisso, ma con un ventaglio di scadenze più ampio. Queste, in particolare, vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 50 anni. I BTP sono adatti sia al cassettista sia allo speculatore, che li compra e rivende per lucrare sulla differenza di prezzo.

Particolarmente adatti nei periodi di tassi stabili o decrescenti, i BTP non proteggono dall’inflazione.

A chi è consigliato il BTP Futura

L’investimento è adatto ad investitori con un orizzonte temporale di lungo periodo, fiduciosi circa il positivo andamento del PIL italiano. La struttura dei tassi crescente, più il bonus fedeltà, sono incentivi forti a portare il titolo alla scadenza.

A tal riguardo è bene sottoscrivere l’emissione la cui durata è compatibile con gli obiettivi di investimento, mettendo in conto possibili fluttuazioni negative del prezzo in caso di rialzo dei tassi.

I rischi dell’investimento

Al pari di tutti i titoli pubblici il BTP in questione presenta possibili perdite in conto capitale. Esse possono avvenire sia in caso di default dello Stato Italiano (ipotesi al momento poco probabile) o a causa di peggioramento del rating. Qualora i bond governativi italiani scendessero sotto il livello BBB (investment grade) le loro quotazioni precipiterebbero, poiché molti istituzionali sarebbero costretti a vendere.

Inoltre la persistenza dell’inflazione e la salita dei tassi penalizzerà le quotazioni dei titoli. Come abbiamo visto, i Buoni emessi a 100 ora si possono acquistare a 80. Non è detto che il ribasso sia finito. Per evitare perdite occorre portare i titoli in scadenza.

Prossime emissioni

Dopo un avvio molto promettente, la quarta emissione del BTP Futura è stata una delusione. Durante la terza fase il titolo infatti aveva totalizzato complessivamente 5,48 miliardi di euro di raccolta, mentre quella dell’8-12 novembre si è attestata ad appena 3,268 miliardi di euro. C’è da dire che dalla prima emissione è stato un diminuendo costante. Infatti all’esordio il Tesoro aveva portato a casa 6,1 miliardi di euro, mentre nella seconda edizione aveva incamerato 5,71 miliardi di euro.

Ciò va inquadrato in un contesto di tassi in crescita, che disincentivano i titoli a lunga scadenza e a tasso fisso, e alla fine dell’effetto novità. Alla luce di ciò al momento attuale non sono previste nuove emissioni. È possibile che il MEF decida di non emettere più questo tipo di BTP in futuro.

Conviene investire?

Più volte ci siamo mostrati scettici nei confronti del titolo. All’interno dei nostri servizi affermavamo che non era conveniente impiegare il proprio denaro nei BTP Futura, quanto meno nelle emissioni recenti, per una serie di ragioni:

  • una possibile recrudescenza dell’inflazione avrebbe penalizzato il titolo;
  • la durata era eccessiva, il che avrebbe comportato possibili perdite in conto capitale in caso di smobilizzo anticipato;
  • la remunerazione non era adeguata in base al livello di debito dello Stato.

Se ti serve aiuto per investire ti ricordo le risorse aggiuntive sempre a tua disposizione:

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Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari