BTP Futura: il nuovo titolo del debito pubblico

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Il BTP Futura è il nuovo titolo di Stato creato per le famiglie. Un’analisi completa per conoscerlo e capire se conviene sottoscriverlo nella prossima asta.

Cosa sono i BTP Futura?

I BTP futura sono nuovi titoli di Stato nati ufficialmente l’8 giugno 2020. Si tratta, in breve, di strumenti finanziari innovativi creati per attirare la liquidità infruttifera dei risparmiatori.

In particolare lo Stato, attraverso il nuovo titolo, cerca di raggiungere due obiettivi. In primo luogo rendere produttiva una parte dei 1.500 miliardi di euro ferma sui conti bancari. Dall’altro lato rendere il debito pubblico più sostenibile grazie all’intervento dei cittadini.

In aggiunta il denaro raccolto servirà a finanziare le misure di rilancio dell’economia domestica, fortemente colpita dalla crisi da COVID-19.

La prima caratteristica dei BTP Futura, dunque, è di essere destinati unicamente ai piccoli risparmiatori.

BTP Futura: quanto durano e quanto rendono

La durata media dei nuovi titoli è compresa tra gli 8 e i 10 anni. Si tratta, in definitiva, di bond aventi una scadenza medio lunga.

Sebbene al momento attuale (17 giugno 2020) la redditività dei titoli sia ignota, sappiamo che si tratta di BTP con cedola crescente (step up). Grazie a questa forma di remunerazione lo Stato incoraggia la detenzione del titolo, che pagherà interessi via via più elevati.

Oltre a ciò è previsto un premio finale, per chi li conserverà fino alla scadenza, legato all’andamento del PIL italiano. Ma a chi convengono i nuovi titoli?

BTP Futura, Italia e standard: quale scegliere?

Al crescere dell’offerta aumenta anche il grado di confusione da parte dell’investitore. Per prima cosa, seguendo un processo a cascata, occorre stabilire quanta parte del portafoglio dedicare ai bond.

A livello di asset allocation, infatti, capire come ripartire il totale tra le diverse asset class è di fondamentale importanza ai fini del rendimento finale. Solo dopo aver fatto questa scelta, che dovrà rispettare criteri ben definiti, si potrà passare alla selezione dei titoli.

Dopo aver fatto questa premessa facciamo una valutazione comparativa dei tre tipi di BTP. Per semplificare la trattazione non consideriamo i BTP€i.

BTP Futura

Vanno bene per gli investitori “cassettisti” con un orizzonte temporale di lungo termine. Soddisfano chi cerca una “cedola” elevata. La vendita anticipata comporta il mancato incasso di interessi crescenti.

Chi compra i BTP Futura è un risparmiatore, più che un investitore. Il senso di ottimismo sul futuro del Paese gli fa ritenere probabile una salita del PIL e quindi l’ottenimento del premio aggiuntivo alla scadenza.

Il titolo non protegge dall’inflazione.

BTP Italia

Si tratta di titoli indicizzati all’inflazione. La cedola, fissa in termini reali, è variabile in termini nominali. Essi proteggono il potere di acquisto del capitale investito. La durata è inferiore a quella dei BTP Futura (essa, infatti, è compresa tra i 4 gli 8 anni).

L’importo della cedola sarà crescente solo in caso di inflazione.

BTP

Sono titoli a tasso fisso, ma con un ventaglio di scadenze più ampio. Queste, in particolare, vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 50 anni. I BTP sono adatti sia al cassettista sia allo speculatore, che li compra e rivende per lucrare sulla differenza di prezzo.

Particolarmente adatti nei periodi di tassi stabili o decrescenti, i BTP non proteggono dall’inflazione.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

3 commenti
  1. quindi non si sa quanto rendono?

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  2. Savona (Presidente CONSOB) ha pubblicato un articolo sulla possibilità di emissione da parte dello Stato italiano di titoli di debito perpetui con la finalità di ridurre il rapporto debito/PIL.
    Questa mossa sarebbe da attuare come alternativa alla patrimoniale e, a detta di alcuni, sarebbe più efficace ed accettabile dal risparmiatore messo di fronte alla vecchia alternativa tra la minestra da mangiare o la finestra da saltare!
    Qualcosa di simile mi pare che sia stato fatto in passato per finanziare qualche intervento bellico.
    Siccome la storia è maestra di vita le chiedo, Dr. Saver, come andò la cosa?
    E ancora, se non sono troppo pedante, a suo parere quale rendita sarebbe accettabile per gli eventuali sottoscrittori (obtotro collo) di questo debito “perpetuo” visto che di eterno non vi è che l’Aldilà?

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  3. Emettere titoli perpetui può esistere,gli ETF ad esempio non scadono mai, ma se è per questo nemmeno le azioni. Ma per i titoli di stato italiani questa novità, per me, rappresenta un’altro significato: ovvero, una via per emettere titoli senza mai rimborsarli. Stiamo toccando il fondo.

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