Commissioni ETF: quanto costano realmente i replicanti?

Commissioni degli ETF

Le commissioni sugli ETF sono davvero basse? Come mai, allora, nei prospetti si leggono costi nell’ordine del 3%? Facciamo chiarezza.

Gli ETF e i loro costi

Come sai gli ETF sono fondi comuni di investimento a gestione passiva. In breve essi rappresentano portafogli diversificati che, tuttavia, sono privi della gestione attiva discrezionale tipica dei prodotti bancari.

Essi offrono le stesse garanzie dei fondi comuni di investimento venduti allo sportello, grazie alla replica fisica del sottostante o alla presenza di un portafoglio collaterale o sostitutivo. Tuttavia per le banche sono un problema. Gli ETF, infatti, corrodono i margini a vantaggio degli investitori.

Per tale ragione alcuni consulenti interessati affermano che le commissioni degli ETF sono molto più alte di quello che sembra. Scopriamo insieme se è davvero così. Se vuoi imparare ad investire in modo redditizio, scegliendo da solo i migliori prodotti, dai un’occhiata qui.

Le commissioni degli ETF

Commissioni di ingresso/uscita

Cosa sono e a quanto ammontano

I costi di ingresso vengono pagati al momento dell’emissione di nuove quote di un ETF, in modo analogo a ciò che accade in banca con i fondi comuni. La percentuale è di circa il 3%. Si tratta di un costo elevato, applicato però una tantum.

Chi paga le commissioni di ingresso degli ETF

L’investitore che voglia avere ETF in portafoglio, diversamente da ciò che accade per i fondi, non richiede l’emissione di nuove quote. Al contrario egli si rivolge alla propria “piattaforma” e passa l’ordine sul mercato. In breve gli acquisti/vendita degli ETF fatti dagli investitori sul mercato sono esenti dalle commissioni di ingresso.

Queste, infatti, sono pagate solo dalle banche e dagli investitori istituzionali che chiedono l’emissione di nuove quote. Ad esempio perché vogliono fare delle operazioni di arbitraggio tra il prezzo dell’ETF e quello del portafoglio sottostante.

Commissioni di acquisto/vendita

Cosa sono e a quanto ammontano

Sono le commissioni che la banca ti addebita quando compri un ETF sul mercato. Esse vanno dallo 0,20% minimo allo 0,70% massimo. In breve si tratta del medesimo costo che sopporti quando compri o vendi delle azioni italiane tipo ENI o Terna.

Si tratta di un costo bassissimo, pari ad un decimo circa dei costi di ingresso o di uscita addebitati ai sottoscrittori dei fondi tradizionali.

Chi paga le commissioni di compravendita degli ETF

Le commissioni sugli ETF in acquisto e in vendita sono pagate da te, investitore. Si tratta di un costo che ti sarà addebitato ogni volta in cui effettuerai una compravendita. Per ridurre quest’onere devi evitare una movimentazione eccessiva del portafoglio. Tuttavia tieni presente che non ha senso tenere tutto fermo solo per non pagare un piccolo costo.

Quando è opportuno comprare e vendere un ETF? Scoprilo ora.

Commissioni di gestione

Cosa sono e a quanto ammontano

Si tratta delle commissioni ricorrenti sugli ETF. Questi, in modo analogo ai fondi comuni tradizionali, pubblicano un valore quota (pari al prezzo di mercato, all’incirca) cui viene sottratta pro rata una commissione annua. Il costo di gestione di un ETF va da un minimo dello 0,09% ad un massimo dello 0,75%.

Ancora una volta si tratta di un onere basso. I fondi, infatti, addebitano circa il 2% l’anno di commissione agli ignari clienti.

Chi paga le commissioni di gestione degli ETF

Le commissioni di gestione degli ETF sono pagate indirettamente dagli investitori. Questi, in breve, non subiscono addebiti diretti sul conto corrente. Tuttavia, in modo analogo ai fondi comuni, vedono il valore di mercato dell’investimento ridursi quotidianamente di una frazione del costo annuo.

Ad esempio se la commissione dell’ETF è dello 0,20%, ogni giorno il valore della quota scenderà di 0,20% fratto 365. La presenza della commissione di gestione è il motivo per cui l’ETF replica quasi perfettamente l’indice sottostante.

Infatti la differenza tra la performance dell’indice e quella dell’ETF è proprio imputabile alla presenza di questi costi. Come spieghiamo nei corsi per imparare ad investire, le commissioni annue di un ETF sono di fondamentale importanza al momento della scelta.

Commissioni di spread

Cosa sono e a quanto ammontano

Quando compri o vendi un ETF, in un certo istante, avrai un differenziale tra due prezzi. Ad esempio potresti comprare a 100 e rivendere a 99,50, nello stesso istante. Questa differenza, sebbene non sia una commissione degli ETF, è un costo da tenere presente.

Esso ammonta, in media, allo 0,50% ed è tanto più “pesante” quanto più frequente un ETF è comprato o venduto.

Chi paga le commissioni di spread

L’investitore, indirettamente, paga le commissioni di spread.

Gli ETF convengono ancora?

Sì. Nonostante i costi visti, gli ETF sono assolutamente convenienti per l’investitore. Pur sommando tutti gli oneri, infatti, i costi complessivi sono davvero molto bassi. Ecco, per concludere, alcuni suggerimenti operativi per ridurli ancora.

Negozia le commissioni di acquisto/vendita

Se operi allo sportello chiedi una riduzione dallo 0,70% allo 0,45% dei costi di compravendita. Se operi on line sappi che nessuna banca “onesta” ti chiederà più dello 0,20%. L’ammontare di ogni operazione è elevato? Opta per un piano a costo fisso. Se paghi un certo ammontare ogni volta che compri o vendi la sua incidenza percentuale si ridurrà al crescere del volume transato.

Opera in modo intelligente

Non bloccare l’operatività solo per non pagare costi. Essere spilorci non è una buona idea, soprattutto laddove si perdono delle opportunità. Tuttavia non cadere vittima di un trading eccessivo. Una movimentazione sana ed equilibrata, nell’ambito di una corretta strategia per investire darà i suoi frutti.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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