Debito pubblico e BTP: cosa aspettarsi nel 2021?

Debito pubblico alle stelle nel 2021: secondo Fitch ci vorrà un decennio per tornare ai livelli pre-crisi. Ecco chi pagherà il conto dei BTP.

Debito pubblico e BTP: la situazione nel 2021

Gli stimoli fiscali messi in campo dai Governi per fronteggiare la pandemia da COVID-19 lasciano profonde ferite sul bilancio dello Stato. A febbraio 2021, ad esempio, il livello del debito pubblico è salito a 2.643,8 miliardi di euro. Secondo l’Agenzia Fitch la scadenza media del debito è pari a sette anni. Inoltre il rapporto con il PIL arriverà al 160% quest’anno, anche a causa dei recenti scostamenti di bilancio.

Nel servizio Investment Club abbiamo ridotto drasticamente il peso dei BTP. Come diciamo da tempo, infatti, il rendimento dei titoli di stato a tasso fisso è troppo basso. Inoltre con un debito così elevato qualcuno alla fine pagherà il conto. Si tratta di capire chi.

Misure indirette per ridurre il debito

A nostro avviso esistono due strade per ridurre il debito pubblico italiano. Un eventuale “attacco indiretto” prevede che non sia l’investitore in BTP a pagare lo scotto. Si tratta, per lo più, di misure economicamente poco efficienti, poiché a pagare il conto saranno tutti i cittadini.

La monetizzazione del debito

Monetizzare il debito pubblico significa, di fatto, farlo acquistare dalla Banca Centrale. Questa potrà tenere i titoli in portafoglio fino alla scadenza e cambiarli con altri nuovi oppure, al contrario, annullarli. In entrambi i casi lo Stato non dovrà più rimborsare il debito.

Questa opzione eviterebbe di coinvolgere direttamente le banche e gli investitori privati che hanno dato fiducia allo Stato. Infatti gli istituti di credito hanno un quinto del patrimonio investito in BTP, per un controvalore di 428,936 miliardi di euro. Gli investitori esteri, invece, detengono BTP per 710,703 miliardi di euro.

Sebbene lo Statuto della BCE vieti espressamente la monetizzazione del debito pubblico essa è di fatto possibile grazie ad un “sotterfugio”. In breve basta non porre una scadenza all’acquisto di titoli pubblici, in modo che gli stessi siano sostituti con altri via via che i primi scadono.

Effetti della monetizzazione

L’immissione della liquidità necessaria all’acquisto di titoli pubblici produrrà inflazione. Questa “tassa occulta” avrà l’effetto di rendere più poveri i risparmiatori e avvantaggiare i debitori. Per fortuna l’investitore preparato potrà evitare lo svilimento delle proprie risorse grazie a portafogli adeguatamente progettati e ottimizzati. Scopri come.

Patrimoniale

L’imposta patrimoniale colpirebbe tutti i detentori di “patrimoni”, siano essi mobiliari o immobiliari. In particolare un’ipotesi che si fa più insistente è relativa ad un prelievo forzoso sui conti correnti. La crisi, infatti, ha fatto crescere i risparmi degli italiani.

In definitiva sui conti giacciono più o meno 1.700 miliardi di euro che potrebbero essere aggrediti.

Effetti della patrimoniale

Una tassazione improvvisa ed imprevista farebbe lievitare le casse dello Stato, come avvenne nel lontano 1992. Tuttavia oggi le notizie volano. E se i timori di un prelievo sui conti dovesse diventare insistente le masse liquide si sposterebbero sul mercato finanziario. Magari continuando ad inflazionare le già elevate quotazioni degli stessi BTP.

Abbattere il debito con misure dirette

Le misure dirette mirano a colpire l’investitore in BTP. Se da un lato si tratta di una soluzione più chirurgica, dall’altro non mancano i problemi. Infatti ad essere colpiti sono le stesse persone che hanno dato fiducia allo Stato ed ora si sentono tradite.

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Soppressione dell’aliquota agevolata

Gli interessi dei titoli di Stato sono tassati al 12,50%. Si tratta di un’aliquota agevolata che potrebbe essere portata al 26%. In questo modo l’imposta sui guadagni di capitale avrebbe un unico tasso uguale per tutti.

Effetti dell’inasprimento delle aliquote

Il mercato finanziario potrebbe reagire con un abbassamento delle quotazioni dei BTP. Infatti per mantenere inalterato il rendimento netto richiesto occorre che il valore di mercato dei titoli scenda per effetto dell’ammortamento del tributo. Accadrebbe pertanto che lo Stato potrebbe dover pagare interessi più alti sulle nuove emissioni, vanificando così il beneficio fiscale.

Haircut

Il “taglio” del valore nominale dei titoli in circolazione alleggerirebbe istantaneamente il peso del debito. Lo Stato, infatti, non rimborserebbe più i BTP al valore nominale, ma ad una percentuale dello stesso. Si tratta, in definitiva, di un “default pilotato” in cui gli investitori subiscono una decurtazione del valore investito.

Effetti dell’haircut

Il taglio del valore di rimborso dei BTP minerebbe la fiducia degli investitori. In particolare di quelli esteri, che consoliderebbero una perdita. Inoltre verrebbero colpite anche le banche, attraverso una svalutazione del portafoglio titoli.

Infine la misura non è strutturale. Al contrario essa ha effetto solo se viene applicata una tantum.

Quale che sia la piega che prenderanno gli eventi, noi di Segreti Bancari saremo sempre al tuo fianco per aiutarti ad investire in modo redditizio, semplice ed indipendente.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

3 commenti
  1. Come è stato detto più volte se si realizzasse un a patrimoniale sarebbe difficile sfuggirle e comunque, finita la pandemia, dovremo fare i conti con un ulteriore aumento di debito pubblico di un paese già fortemente indebitato in passato. Le ipotesi incluse potrebbero essere la tassazione ulteriore, e dico ulteriore, del patrimonio mobiliare e immobiliare di ogni italiano. In definitiva anche ritorno alla tassazione della prima casa e la tassazione di tutto il patrimonio sul c/c e quello investito. Inutile che i correntisti dicano c’è già la tassazione dello 0.2% su tutto il patrimonio investito, il tema è che queste forme di tassazione sono diventate insufficienti.

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  2. Ottime considerazioni al solito: “nessuno ha la sfera di cristallo” ma.. l’ haircut potrebbe coinvolgere, secondo Lei, anche i buoni postali? Inoltre, visti i bassissimi tassi di interesse dei titoli di stato in rapporto al debito, vista conseguentemente la potenziale volatilità degli stessi, nonchè la perdita di valore in conto capitale qualora dovesse rialzarsi l’inflazione, non sarebbe saggio “stornare”, sui bfp la parte del “portafoglio” definita “sicura”? Ringraziando anticipatamente porgo distinti saluti.

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    1. @ Marco
      Grazie per la fiducia. Credo che i buoni postali sarebbero fuori da un eventuale “haircut”. Ma si tratta, come ovvio, di una mia convinzione personale che non ha alcun fondamento pratico.

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