Rapporto debito pil Italia: i BTP sono ancora sostenibili nel 2021?

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Il rapporto debito Pil in Italia salirà al 160% nel 2021. Un sapiente utilizzo dello snowball effect ridurrà l’indice, ma attenzione ai BTP.

Cosa esprime il rapporto debito pil?

Il rapporto debito pil è usato, in economia, per misurare la sostenibilità del debito pubblico. Esso è un indicatore impreciso, poiché confronta una grandezza stock (il debito) con una grandezza flusso (il reddito).

Esso, inoltre, non tiene conto di altre variabili rilevanti, come la ricchezza del Paese o la capacità di risparmio dei cittadini.

Tuttavia un rapporto in costante peggioramento esprime un progressivo deterioramento del quadro di finanza pubblica, che compromette la capacità dello Stato di rimborsare i BTP.

Nel 2021 il rapporto tra debito e pil arriverà al 160%. Si tratta di un dato enorme. 25 punti percentuali di crescita, infatti, si sono registrati in un solo anno a causa dell’emergenza da COVID-19.

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L’evoluzione del rapporto debito pil

I parametri europei

Il patto di stabilità e crescita, firmato nel 1997 dai Paesi membri dell’Unione Europea, fissa un limite preciso al rapporto tra debito e prodotto interno lordo.

Tale valore, in sintesi, non dovrà superare il 60% in modo da rendere sostenibile il debito pubblico di tutti gli Stati. Sebbene sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, il vincolo potrebbe essere presto ripristinato.

L’Italia, nel 2008, aveva un rapporto debito pil pari a circa il 103%. In seguito il valore è cresciuto al 130% nel 2013 per raggiungere il 160% nel 2021.

Le cause dell’aumento del rapporto debito pil

La bassa crescita dell’Italia ha inciso negativamente sul rapporto. Al mancato aumento del denominatore, inoltre, ha fatto da contraltare l’incremento del numeratore.

In sintesi il debito è cresciuto a causa di eventi ben precisi.

Maggiori interessi

L’aumento del rischio di insolvenza percepito dagli investitori, post 2011, ha a lungo tenuto alto il livello dello spread. Ciò implica che lo Stato italiano ha pagato (e continua a pagare) tassi di interesse più elevati di quelli corrisposti dagli altri Paesi europei.

In aggiunta il tasso di interesse ha superato il tasso di crescita del pil creando un pericoloso effetto valanga.

Minori entrate fiscali

La stagnazione economica, insieme con l’endemica evasione fiscale, hanno ridotto le entrate dello Stato. Ciò ha impattato negativamente sul rapporto tra debito e pil, poiché ha fatto lievitare il primo.

Maggiore spesa pubblica

Nonostante le varie spending review la spesa pubblica ha continuato a crescere. In aggiunta non si tratta di spesa per investimenti, ma di costi per lo più “evitabili” che non hanno prodotto effetti positivi sull’economia.

Tutto ciò ha creato un fenomeno noto come “autoriproduzione del debito” che finirà per contagiare anche i BTP.

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Come ridurre il rapporto debito pil?

Esistono due modi per una riduzione del rapporto debito pil. Uno di essi prefigura lo scenario peggiore, quello che tutti gli investitori in BTP temono come la peste.

Aumento del denominatore

È la scelta più benefica a lungo termine. Attraverso la crescita economica si ottiene un tasso di sviluppo del pil maggiore di quello del debito. In tal senso è opportuno che i soldi in arrivo dal Recovery Fund siano impiegati in investimenti, ossia in spesa pubblica produttiva che stimoli l’economia.

Riduzione del numeratore

La riduzione del debito, in valore assoluto, può avvenire attraverso il contenimento della spesa pubblica, l’introduzione di nuove tasse o il default.

In breve l’importo debitorio potrà essere corroso dall’inflazione o venire in tutto o in parte ripudiato. Se così fosse, l’investitore in BTP perderebbe integralmente o parzialmente il proprio capitale.

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Debito, pil e BTP

L’Italia è il terzo Paese debitore del mondo, dopo Stati uniti e Giappone. Esso è secondo solo alla Grecia nell’Unione Europea, ma il suo peso è ben diverso.

Per questa ragione la BCE probabilmente terrà bassi o nulli i tassi di interesse a lungo. In tale modo si evita l’effetto “valanga” (snowball effect) che si realizza se gli interessi pagati sul debito (ossia il rendimento dei BTP) superano il tasso di crescita del pil.

La Banca Centrale, tuttavia, controlla i soli tassi di interesse ufficiali. Essa, in definitiva, non può fare nulla contro gli umori degli investitori. Se, per qualsiasi ragione, lo spread dovesse risalire i BTP perderebbero immediatamente valore.

Approssimando possiamo dire che un rialzo dei rendimenti dell’1% farebbe scendere il valore dei BTP di una percentuale pari alla loro vita residua. Ad esempio il decennale perderebbe il 10%, mentre il BTP ventennale il 20%.

Il rischio di perdere con i BTP riguarda le sole oscillazioni del prezzo ed è un pericolo concreto che l’investitore corre indipendentemente dalla sostenibilità del debito.

Poiché il mercato obbligazionario è in tensione e ci sono alcuni elementi che puntano in direzione di una bolla, l’investitore consapevole farà bene a limitare l’investimento in BTP nel 2021.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

Un commento
  1. La crisi di governo non fà altro che alimentare la diffidenza verso i BTP purtroppo…per non parlare poi di un’eventuale chiamata alle urne…
    Giuliano

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