BTP: 3 vie di uscita (e Mes)

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Il dibattito sul Mes accende l’attenzione sul tema della ristrutturazione dei BTP e del debito pubblico. Ecco cosa potrebbe succedere nei prossimi anni per risolvere definitivamente la questione del debito pubblico italiano.

Tutti pazzi per il Mes?

C’è una ragione per la quale il dibattito sul Mes fa impazzire. La riforma del fondo Salva Stati attira l’attenzione pubblica sul tema della sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo.

Secondo uno studio fatto dall’OCSE, infatti, ogni italiano ha sulle spalle 62.667 dollari di debito pro capite. Si tratta di un dato enorme, che si accompagna al rapporto debito/Pil elevato, che ha raggiunto il 136% circa.

Alla luce di tutto questo, resta da capire cosa potrà accadere ai BTP e quale sarà il futuro del debito pubblico italiano.

Il fardello dei BTP

Il debito pubblico ha raggiunto dimensioni colossali tali da renderlo insostenibile nel lungo periodo. Sebbene il MEF abbia allungato le scadenze dei titoli, verrà comunque il giorno in cui i BTP dovranno essere rimborsati.

Ho già avuto modo di constatare come il debito pubblico italiano sia una sorta di schema di Ponzi naturale. In altre parole esso si regge sul fatto che nuovi sottoscrittori prendono il posto di quelli vecchi. Grazie a ciò lo Stato non si trova mai in asfissia finanziaria.

Tuttavia verrà il giorno in cui tutti i nodi verranno al pettine.

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Quattro strade per ridurre il debito

È indubbio che il debito pubblico, prima o poi, vada ridotto. Per raggiungere questo scopo ci sono essenzialmente quattro strade.

Austerità

Attraverso la riduzione della spesa pubblica e/o l’aumento delle tasse, si creano le risorse per rimborsare i debiti. Questa, in breve, è la ricetta imposta alla Grecia dalla “Troika”.

Essa, però, da sola non ha funzionato. Infatti il Paese è caduto in una profonda crisi dalla quale ancora non sta uscendo. Imporre misure “lacrime e sangue” tipiche degli anni ’90 oggi è diventato più difficile. E forse anche inutile.

Inflazione

Nella misura in cui si crea inflazione, il valore “reale” del debito viene abbattuto. Intendo dire che mentre l’ammontare nominale dello stesso è invariato, il suo valore effettivo scende.

A titolo di esempio immagina di prestarmi la tua automobile. Trascorso un certo periodo te la restituisco, ma priva delle ruote e del cofano. Questo, in sintesi, è ciò che fa l’inflazione.

Chi vorrebbe uscire dall’Euro punta a una svalutazione del debito attraverso la creazione di una elevata inflazione valutaria. Essa, in breve, altro non è che una tassa che trasferisce denaro dai creditori ai debitori.

Tuttavia questa strada non è percorribile. L’Italia, infatti, ha perduto la sua sovranità monetaria a favore della BCE. E poiché i tedeschi temono l’inflazione più di ogni cosa al mondo, credo sia difficile che la riduzione del debito passi da questa strada.

Ristrutturazione

È l’ipotesi più verosimile. Essa consiste in una riduzione del valore nominale dei BTP in circolazione e in un taglio degli interessi pagati.

L’abbattimento del valore dei BTP avrebbe benefici immediati sul rapporto debito Pil e rappresenterebbe una sorta di “patrimoniale selettiva”.

In breve essa colpirebbe tutti i detentori di titoli di Stato, sia italiani sia esteri. Infatti una fetta considerevole dei debito pubblico è ad oggi in mani straniere, comprese quelle degli investitori istituzionali.

Aiuto esterno

L’ultimo modo per ridurre il debito consiste consiste nella ricezione di aiuto da fonti esterne. Ad esempio dall’Unione Europea attraverso il Mes, il meccanismo europeo di stabilità.

Tuttavia questa via è percorribile solo in abbinamento con altre misure. E qui si accende sia il dibattito politico sia economico.

BTP al centro del mondo

Il dibattito sui BTP e sulla sostenibilità del debito pubblico è destinato a crescere sia di importanza sia di frequenza. La via di uscita non sarà facile, né alcuna delle soluzioni proposte da sola è soddisfacente.

La sola ristrutturazione non risolve il problema in modo definitivo. Se non si cambiano le condizioni strutturali che provocano la creazione di debito, esso si riformerà a breve. L’Argentina docet.

Oltre a ciò un aiuto esterno difficilmente arriverà senza l’adozione di misure “strutturali”.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di SegretiBancari.com

6 commenti
  1. Buongiorno: essendo consapevole che nessuno ha la “sfera di cristallo” ma..l’eventuale ipotesi di “Ristrutturazione”, potrebbe trasferirsi anche sui buoni postali fruttiferi? Una “riduzione del valore nominale” potrebbe coinvolgere cioè anche i bfp? Inoltre… i tassi nominali sono già veramente ai minimi..ad eccezione dei bfp emessi “in lire”. Sarebbe arrivato dunque, secondo la Sua saggezza, il momento di ritirare, almeno una parte, dei vecchi bfp in lire? Però addio interessi a due cifre.. Cosa fare?
    Ringraziando anticipatamente e leggendo quotidianamente le Sue validissime “pillole di riflessione economica”, distintamente saluto.

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    1. @ Marco
      La ringrazio per le domande e per le risposte la rimando ai servizi che offriamo. Se ha bisogno di formazione, per capire come investire da solo, faccia riferimento ai corsi di A Scuola di Investimenti.
      Se invece vuole comunicare con noi ed essere seguito per quanto riguarda gli investimenti, le suggerisco il servizio Investment Club. Un cordiale saluto.

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  2. Innanzitutto buon giorno, detto così il problema sarebbe troppo semplice. Se guardiamo tutti i paesi che sono falliti: california, argentina e, quello che più interessa a noi, la grecia il discorso è più complesso. Consideriamo che Amato in una notte fece una legge per prelevare dei soldi dal conto corrente degli italiani per recuperare 8 miliardi. Se un ladro, per la strada di puntasse la pistola dicendoti: questa non è una rapina è un prelievo una tantum, fuori i soldi. Che diresti? Questo la dice tutta di come gli italiani sono affidabili. In Grecia, la ristrutturazione del debito ha comportato un taglio del rimborso dei titoli di stato e un allungamento della loro scadenza con una pesantissima perdita economica per chi li possedeva (tranne che per le banche francesi e tedesche). Tuttavia, hanno tagliato pesantemente la spesa pubblica: hanno tagliato di 1/3 le pensioni, nella sanità gli ospedali non avevano più le medicine. Anche un soggetto che non ha liquido sul conto corrente, sarebbe obbligato in solido a ripagare la quota del suo debito: es. con una patrimoniale del 10%-20% di tutto il tuo capitale o, più semplicemente, portando l’imposta di bollo sui depositi dallo 0,2 ad un 10%-15%. Questo è solo un possibile scenario. Inoltre, lo stato rimarrebbe comunque senza soldi, poichè chi comprerebbe più titoli di stato? In argentina i “corralitos” facevano la fila per ritirare la quota di soldi dai conti correnti pignorati. Nessuno sfuggirebbe, e non servirebbe nemmeno aprire un conto corrente estero, gli unici a salvarsi sarebbero quelli che depositano il danaro nei paradisi fiscali. Ma una grande quantità di titoli di stato sono anche detenuti dai fondi e dagli ETF che perderebbero anch’essi, anche perchè l’italia con le cedole innalzava lo yield di distribuzione. Se il rating sull’Italia venisse declassato i fondi non potrebbero più inserirla come investment grade, ma probabilmente nei paesi in via di sviluppo provocando un’ulteriore problema di liquidità per l’italia. Non parliamo poi di cosa succederebbe alle banche che hanno in pancia una quantità notevole di titoli di stato. Quindi, la faccenda è molto più complessa: se qualcuno pensa di salvarsi NON comprando titoli di stato si illude, gli stati europei l’hanno capito da tempo, sono gli italiani che non l’hanno capito. Eppure il già citato Ray Dalio le diceva già da tempo queste cose, con il MES i diffidenti stati europei stanno semplicemente mettendo le mani avanti. L’unica cosa da fare è rimanere estremamente diversificati nell’investire e sperare per il futuro che non capiti il peggio. Saluti.

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  3. Al post sopra aggiungo anche, da quanto letto sul MES, per non creare panico tra gli investitori, che il problema sui titoli di stato per ora non esiste, anche se il problema è evidente. Il MES, a quanto pare prevede che dal 2022 vengano emessi dei titoli di stato “ristrutturabili” (si, ma chi li comprerà? e a quale interesse?) secondo le clausole del “CAC single limb”. Sarebbe interessante aprire un approfondimento.

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    1. @ Giovanni
      Ti ringrazio per lo spunto. Il mio obiettivo, evidentemente, non è creare panico, ma nemmeno nascondere la testa sotto la sabbia. Occorre prendere atto che il “BTP Time” è finito ed occorre affiancare altri strumenti ed altre strategie al puro investimento in titoli dello Stato.

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  4. Ciao Giacomo

    Cosa succederebbe se lo stato optasse per una rottamazione dei BTP più a fuori mercato come quelli che hanno un rendimento a due cifre?

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