Ristrutturazione del debito pubblico: 4 ipotesi di lavoro

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Con un debito pro capite di 43.100 €, un rapporto debito/Pil al 155% e una recessione duratura la ristrutturazione del debito pubblico non è più un optional.

Debito pubblico: ristrutturazione necessaria

L’Europa dà, ma l’Europa toglie. Il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha detto che entro la primavera 2021 si deciderà come ripristinare il Patto di Stabilità.

Questo, infatti, era stato sospeso a causa dell’emergenza da COVID-19. Tuttavia i numeri relativi al debito italiano sono mostruosi.

A titolo di esempio su ogni cittadino grava un debito pro-capite di 43.100 €. In aggiunta:

  • il deficit statale è di 55 miliardi di euro
  • il disavanzo primario è pari all’8,60% del Pil. Aggiungendo gli interessi sul debito arriviamo al 10,40%
  • il rapporto tra debito e Pil è a quota 155%, un record assoluto per la Repubblica.

Con queste premesse la domanda non è “se ci sarà una ristrutturazione del debito pubblico”. La domanda corretta è “come avverrà“.

4 modi per ristrutturare il debito pubblico

Aumento delle imposte/patrimoniale

È l’ipotesi più temuta. Le famiglie italiane hanno una ricchezza complessiva di 10.000 miliari di euro. 4.300 miliardi di euro solo di attività finanziarie.

Un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti potrebbe essere una delle ipotesi. Ma questa tassa si può evitare in modo attento attraverso una politica adeguata degli investimenti.

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Altre strade potrebbero essere:

  • reintroduzione in pieno della tassa di successione
  • aumento della tassazione sugli immobili attraverso la rivalutazione dei coefficienti catastali
  • aumento della tassazione sulle attività finanziarie.

Elevata inflazione

La creazione di inflazione gonfia il Pil nominale. In tal modo il rapporto tra debito e Pil scende automaticamente. In breve il debito viene svalutato. Gli investitori ricevono indietro una somma monetaria invariata. Tuttavia il potere di acquisto della stessa è ridotto.

Esempi storici

  • Cile (1984 – 1991)
  • Spagna (1976 – 1980)
  • Italia (1975 – 1987)

La creazione di inflazione è collegata alla presenza di una Banca Centrale debole, o al servizio del potere politico.

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Default/rinegoziazione

La ristrutturazione del debito pubblico passa attraverso due ipotesi. Intendo dire che il default può essere totale o parziale. Nel primo caso l’investitore perderà per intero il capitale. Al contrario nel secondo caso patirà una riduzione del valore nominale dei titoli.

In definitiva la rinegoziazione del debito si accompagna a crisi valutarie. Ecco, in sintesi, cosa ci racconta la storia.

Esempi storici

  • Argentina (2002 – 2008)
  • Messico (1982 – 1992)
  • Usa (1929 – 1933)

Il default riduce istantaneamente il peso del debito, ma ne rende difficoltoso il rifinanziamento. Grazie ai portafogli dell’Investment Club eviterai questo rischio. Scoprili gratis!

Crescita veloce

Se il tasso di crescita del debito è inferiore a quello del Pil, il rapporto si riduce. Una crescita economia robusta è la chiave per rendere il debito pubblico sostenibile, riducendone il peso.

Esempi storici

  • Nigeria (2001 – 2005)
  • Usa (1938 – 1943)
  • Finlandia (1991 – 1998)

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Think different. Invest differently

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

12 commenti
  1. Immagino che la soluzione adottata sia una combinazione delle prime 2 ipotesi. In ogni caso a partirne di più dovrebbero essere i possessori di obbligazioni e titoli dello stato, ma andare sull’azionario credo vada bilanciato con qualche ETC

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    1. @ Carlo
      Credo che sarebbero i possessori di BTP a patire gli effetti di una ristrutturazione del debito, più che non gli investitori in obbligazioni. Ad ogni modo la creazione di un portafoglio ben strutturato ed equilibrato è sempre la soluzione giusta.

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    2. pure a me paiono le più probabili, anche perchè la riforma del catasto è stata richiesta dalla UE per iscritto

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  2. 5 ipotesi: uscire dalla gabbia criminale della ue, riappropriarci di una banca centrale , della moneta e della politica fiscale.
    Fare in modo che alla massa monetaria segua una politica fiscale statale di discesa delle tasse ora impossibile e che quindi circoli denaro nell’ economia reale, creando la piena occupazione.
    Insomma il debito.pubblico insieme al covid è una truffa colossale che serve solo a fermare i risparmi degli.italiani in mano a pochi soggetti finanziari.
    La politica deve tornare al centro e la finanza ad esserne schiava e non viceversa

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    1. @ Angelo
      Mentre le persone si lamentano e se la prendono con le banche, la BCE, la politica, gli scoiattoli, il clima e il COVID alcuni guadagnano. A patto di fare le cose giuste nei tempi corretti.

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  3. Mah, in realtà sarebbero sì 43100 Euro a testa, ma in realtà se togliamo i neonati, gli incapienti che non hanno un C/C, i ragazzi i età scolare la cifra su cui far pesare la ristrutturazione si concentra sui lavoratori e detentori reali di beni. Il che equivale a circa 120000 euro per cittadino solvente. Già de Benedetti ultimamente aveva affermato che in Svizzera c’è un prelievo dello 0,8% dal liquido investito o depositato, ma in un Paese superindebitato come il nostro di quanto sarebbe? Ma non pensiamo che investendo il capitale, ques’ultimo non essendo sul conto corrente sarebbe esente da questa decurtazione.

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    1. Gli investitori corrono maggiori rischi rispetto ai risparmiatori di essere sottoposti ad una imposta patrimoniale. Non si investe per sfuggire al fisco. La storiella del prelievo forzoso dai conti correnti è sostenuta per invogliare a sottoscrivere prodotti finanziari o assicurativi. Il prelievo del 1992 fu un errore. Comunque si trattò di una imposta irrisoria: lo 0,6% del capitale depositato in un periodo in cui inflazione e tassi di interesse viaggiavano a doppia cifra. A chi vi invita ad investire per sfuggire alla patrimoniale rispondete che avete sottoscritto buoni postali: è sicuramente il prodotto meno a rischio di un prelievo forzoso.

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      1. @ Ferdinando
        Se il timore di una patrimoniale è uno stimolo per prendere in mano la propria situazione patrimoniale, ben venga. Concordo sul fatto che i prodotti di investimento scarsi sono da evitare, come sempre. Non sarei così sicuro nel dire che i buoni postali sono un isola felice.

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    2. @ Giovanni
      Purtroppo no. Se dovessero decidere di mettere una tassa patrimoniale anche i soldi investiti verrebbero copiti. Ma dal punto di vista dell’investitore la cosa “sensata” è cercare di controllare il controllabile, ossia investire al meglio. Per il resto, “chi vuol esser lieto sia del doman non c’è certezza”.

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  4. Sono d’accordo con te “non si investe per sfuggire alla patrimoniale, ma per far rendere il capitale”. D’altronde grossi precedenti in Europa non ci sono per determinare quale sarà la scelta per recuperare capitale per fronteggiare il colossale debito che abbiamo. Ma c’è una spia di allarme che può farci meditare: il prelievo forzoso che fece Amato dai conti correnti, che costituì un precedente, e il prelievo forzoso dai conti correnti/investimenti nella crisi di Cipro. Ricordo che Cipro non è l’Argentina, è un paese europeo che utilizza l’euro, e questo è un secondo precedente…….

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  5. A Cipro non ci è stato nessun prelievo forzoso, ma il crack del sistema bancario. Come da normativa, i depositi assicurati non sono stati intaccati. Il prelievo Amato fu un provvedimento assai meno doloroso rispetto ad altri assunti successivamente: imposta di bollo, aumento della tassazione sulle rendite finanziarie e ancora di più sugli immobili. In ogni caso, per chi teme il prelievo forzoso dal conto e non vuole investire, i buoni postali sono ideali. E’ sorprendente che si preferisca tenere i soldi sul conto anziché sottoscrivere i buoni postali. Due anni fa sottoscrissi buoni ventennali al tasso del2,85%. Sono felice della scelta che ad oggi non ha reso nulla. Gli investitori nell’ ultimo biennio hanno guadagnato tanti soldi? Sono contento per loro. Io non ho la capacità di rimanere impassibile di fronte alle oscillazioni dei mercati. Lo Stato non onorerà L impegno preso con chi ha sottoscritto i buoni? Vedremo. Per ora stiamo assistendo ad un continuo rally dei Btp

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  6. Il problema non cambia, le banche italiane sono piene zeppe di BTP e bot a tasso negativo, se lo stato italiano andasse in default le banche italiane farebbero la stessa fine della Bank of Cyprus che ha fatto un prelievo forzoso di circa il 38% sulle somme eccedenti i 100000 euro. Ma comunque è pericoloso il principio: anche solo prelevare, come ricordo ha fatto Amato, dei soldi dai conti correnti (di notte?) e in maniera retroattiva è pericoloso come principio, overossia che in condizioni di default lo stato si riserverebbe di prelevare dei soldi tuoi (frutto del tuo onesto lavoro) dalle tue tasche per ripagare anni e a anni di sprechi vergognosi. Poi sulla scelta di essere investitore o sottoscrittore di BP è una scelta esclusivamente personale. Io sono un investitore puro, investo in ETF (18 in tutto), e sono contento del mio rendimento (rendimento medio circa del 7% annuale in 10 anni, con punte del 12-13% in 2 anni). Non è un vanto, ma è frutto di continui corsi sugli investimenti, con scelte anche dolorose per ripianare delle perdite, ma che alla fine hanno ripagato. E’ improponibile un paragone con tale scelta di investimento e la sottoscrizione di BP, ma ognuno sceglie la tipologia d’investimento che più gli aggrada a seconda del rischio e della sua preparazione.
    Saluti

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